Giovedi 19 Marzo 2020

Cosa ti rende felice ora ? Non chiedo cosa ti renderebbe felice, ma cosa in questi giorni ti rende felice?

Porsi questa domanda è facile anche se non è altrettanto facile dare una risposta; La cosa che ora mi rende felice è sapere che sto imparando cose nuove di me stesso, sono felice che la mia famiglia stia bene e si mi dispiace non essere li con loro, ma l’importante è che stiano bene; sono felice di poter alzarmi ogni giorno e decidere io come poter  impiegare ogni minuto: poter scrivere ogni sera senza la pesantezza della giornata di lavoro, poter cucinare anche solo per piacere e non per distrarmi. Certo è che ci sarebbe una lista ancor più lunga di cose che mi renderebbero felice, ma il presente è più importante dio ciò che mi manca. Sarei ancora più felice se tutto questo non mettesse in pericolo la vita delle persone. Ogni giorno mi sforzo a trovare il mio attimo di felicità: quello di oggi è stato aver iniziato un quaderno di calligrafia, grazie ad un video visto su youtube. Sono felice oggi anche per non aver utilizzato molto il cellulare, come promesso ieri è bastata un pò di volontà.

Stamattina leggevo un articolo scritto da uno psicologo, in cui scriveva che molte persone faranno fatica a ritornare alla normalità, a patto che riusciremo a ritrovarla, sopratutto se vivono quest’esperienza con tensione, senza ritmi, senza orari e senza ordine”.

Bisogna trovare quell’ordine, anche in questa situazione che continua a peggiorare e secondo le notizie di oggi andrà a prolungarsi fino a maggio. Se solo ognuno di noi facesse con coscienza la propria parte! Oggi oltre ad aver speso bene il mio tempo ho anche riflettuto che è passata poco più settimana da quando è iniziata questa quarantena, ma sembra sia passato un mese, come se le ore, i giorni fossero durate di più senza scorrere incessantemente come nella “vita di prima”.

Nella “vita di prima”, quando la sveglia suonava presto, la doccia irradiava la nostra pelle nelle prime ore della giornata e il caffè ci dava la carica per uscire di casa; Nella “ vita di prima” quando si aspettava un tram, un bus, la metro o si prendeva la macchina per andare di corsa a lavoro, stando in ansia per la paura di non arrivare in orario; Nella “vita di prima” quando un bacio, un abbraccio erano gesti quasi scontati non appena si incontrava qualcuno, anche solo per salutare. Quando la giornata era schiava dell’orario di lavoro e la sera, arrivato a casa non avevi molta voglia di fare altro; Nella “vita di prima” dove ci si incazzava per qualsiasi cosa, dove bastava poco per far partire i nervi. Perché nella vita di prima tutto era al suo posto e tutto ricopriva ogni singolo minuto della nostra giornata, ma che forse, senza rendercene conto, non riusciva a lasciare un spazio a quel piccolo attimo di felicità.