Dalle mie continue dirette avrete capito che lo scorso weekend non mi sono dedicato alle video ricette, come faccio di consueto, quando non combino guai. Sono stato a Milano, che tanto mi mancava,  per il mio primo corso di Food Photography tenuto da Monique, audace, spiritosa, intransigente food photographer di professione, che ogni anno con valigia da una parte e cavalletto, reflex, tavole, riflettori, filtri, echipiunehapiunemetta dall’altra, in modalità gitana oltrepassa tutta l’Italia per svolgere questi meravigliosi corsi.

Circondato da donne l’unico arrivato in ritardo chi poteva essere? Iooo ! Quindi dopo la derisione da ritardatario, insieme alle altre ragazze siamo stati travolti da un tornando di informazioni tecniche e pratiche, che hanno fatto vacillare tutte le nostre credenze pregresse: Se prima la lasagna sul piatto verde acido poteva sembraci meravigliosa, gli involtini di melanzana lanciati su un piatto con dietro il vuoto totale ( lost in the space) parevano  una atto di genialità, o se lo zucchero tutto sfocato, che cade sulle nostre torte, poteva sembrare a fuoco, ora capiamo di avere avuto dei gravi problemi di vista e di stile!

In questi giorni oltre che fare un esperienza formativa, apprendendo tecniche di fotografia base, di colore, di food styling, ho avuto modo di capire altro, qualcosa per il quale non esistono corsi o workshop.

Ogni scatto ogni foto ha una sua storia, ed in qualche modo il focus del corso è anche questo, fare una foto non vuol dire preparare qualcosa, schiaffarlo su un piatto dal colore discutibile, e scattare con il cellulare da posizioni traverse, NO! Bisogna raccontare, dare sentimento, riempire ogni scatto di se stessi, far sentire il profumo dei piatti, malgrado le moderne tecnologie non lo permettano. Perché poi  dietro un piatto di pasta fumate c’è un marito in attesa di pranzare, dietro una torta al cioccolato c’è un bambino pronto ad afferrarne un pezzo, accanto al tavolo su cui si erge un fumante arrosto con patate c’è un gatto che si lecca i baffi prima di saltarci su!

Perché si sa i food blogger sono un po’ “esauriti” prima di mangiare qualcosa , bisogna allestirci un set su e fare uno shooting. Forse non godiamo mai a pieno i cibi, i dolci e le pietanze che prepariamo, ma ci teniamo a raccontare quell’attimo, quel momento in cui le nostre mani hanno creato qualcosa, e la cosa più appagante é condividere la nostra “creatura” con tutti. Tal volta dandoci anche delle arie dispensando consigli non sempre risolutivi, ma ognuno a proprio modo crea la sua sciaa…

Anche se i social e i loro algoritmi ci sono avversi, anche se si sbaglia a pubblicare la ricetta alle 12:30 anziché alle 12:35; o i nostri followers si contano su una mano, investiamo forze, siamo art director di noi stessi cucinando, scrivendo un post, scattando una foto e dimenandoci nei social come grandi social media manager in cerca di strategie. Passione dedizione e tanta voglia di fare , ecco quale sono gli ingredienti principali di un food blogger aggiungiamo un pizzico di stile, che non tutti posseggono, ed un’aggiunta di cuore. Una ricetta perfetta che crea piccoli momenti che ci accompagnano durante una pausa pranzo, una giornata di lavoro noiosa, o in attimi di nullafacenza; trascinandoci a metterci sui fornelli e creare anche noi la nostra creatura dolce o salata che sia.

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