Fin dal 1968 il brand Kinder è entrato a far parte delle nostre dispense, con le sue peccaminose tavolette al latte e col tempo, con tutta una sfilza di merendine che hanno dato colore alle nostre colazioni. Chi non ha portato con sé una merendina kinder come merenda a scuola? Bhè la stragrande maggioranza l’ha fatto e dunque la classica kinder brioss o la kinder cereali, sono state parte integrante dell’infanzia per alcuni e anche dell’adolescenza per altri (poveri ragazzi obesi). Negli ultimi anni Kinder ha fatto un refresch, portando sugli scaffali del supermercato nuovi prodotti per poter attirare i più golosi, tra cui anche il Kinder Pan Ciok, una rivisitazione della Kinder Cereali, con l’aggiunta di croccherellosi pezzetti di cioccolato che al primo morso colpiscono i nostri denti, trascinandoci nel piacere. Per un pò di tempo la campagna marketing di Kinder è stata alla ricerca di qualche nuovo prodotto da sponsorizzare e sdoganare per attirare anche un pubblico più adulto, e cosi, nell’anno dedicato al cibo, presso l’evento internazionale dell’esposizione universale, per i comuni mortali Expo, è nato un nuovo prodotto: Kinder Cerealè. Dal nome al quanto banale, ma con un’assonanza spagnoleggiante e in linea con i suoi predecessori, la merendina prende forma, almeno così dicono, dal desunto delle opinioni di 1200 visitatori di Expo che, tramite un’intervista, hanno espresso il proprio pensiero al capo supremo della merenda, Federico Francesco Ferrero, d’ora in poi FFF, per via della lunghezza del nome. E’ lui stesso a dichiarare quanto i consumatori desiderino il ritorno al passato con sapori di una volta e sopratutto genuini, e siccome non tutti la mattina hanno una nonna pronta all’uso o un mastro fornaio usa e getta, FFF pensa di poter sostituirsi a questa necessità con il nuovo Cerealè, alè… alè… era per dare suspence al lancio del nome. “E’ una esperienza molto interessante perchè parte dalla nostra memoria” la memoria di Expo viene sigillata in una merendina dai gusti rustici ed in parte salutari. Partendo dal packaging posso dire che la scatola Kinder in dispensa fa sempre la sua porca figura, col suo incarto bianco lucido e rosso fuoco; sulla confezione sia nel suo esterno che nell’interno, si sottolineano tutte le proprietà genuine, tra cui la farina integrale, il latte fresco delle alpi (quali alpi non si sà ma vabbè), il coccolato fondente e bla bla bla. Leggendo gli ingredienti nello specifico, ritrovo alcune particolarità che realmente mi fanno pensare che il prodotto non sia così Junk: il lievito di birra sostituito al comune lievito chimico, con una lievitazione naturale, la farina integrale scissa in farina di frumento e cruschello di frumento (a detta di google un frumento utilizzato per cibo adatto ai ruminanti, ma vabbè siamo pur sempre animali no?) e il burro anidridio, uno speciale burro posto ad un trattamento particolare per privarlo dell’acqua e renderlo più pastoso e allungarne i tempi di conservazione, nuocendo meno alla salute rispetto al comune burro. Ma non è tutto oro ciò che luccica perché chiaramente seppur la confezione specifichi la non presenza di additivi, conservanti, coloranti, grassi idrogenati, e ingredienti OGM, i mastri fornai ferrerini aggiungono alla lista di ingredienti anche il famigerato, discusso, attaccato, odiato, cancerogeno OLIO DI PALMA, edulcorato dalla successiva presenza del suo fratello più sano: l’olio di Girasole (ma non bastava quello di girasole? per forza sporca dobbiamo farla?) e insieme a loro, sciroppo di glucosio-fruttosio,aromi, emulsionanti (mono e digliceridi degli acidi grassi) etc etc. ma comunque la maggioranza degli ingredienti, seppur con percentuali ridotte, risultano essere sani. Veniamo all’assaggio della merendina: di prima mattina si sa, affamati come siamo potremmo ingerire anche un pezzo di cartone con colla vinilica e proprio per non invalidare l’assaggio, ho deciso di condurlo a stomaco pieno. La farina integrale la si percepisce sia nel colore della merendina che nel suo sapore; infatti risulta meno dolce delle altre sue sorelline, ma a questo punto più genuina; la granella di mandorla crocchia tra i denti, e le due creme di fondente e latte delle alpi sconosciute si fondono, dando la sensazione di mangiare una kinder Brioss con cioccolato fondente. Nel complesso il marchio Kinder, sia per l’affiancamento con Expo, sia per il marketing poco aggressivo, sembra aver creato un prodotto di medio livello e col tempo si capirà se di successo o meno.

Per quel che vale la mia opinione posso affermare che non mangiando una merendina dal 2000, al morso, mi è sembrato di ricordare i bei vecchi tempi delle scuole quando gli “sbrilluccicosi” pacchi Kinder adornavano la mia dispensuccia di casa e quando la mattina nel latto caldo ne impuciavo, non una, non due, non tre… vabbè lasciamo perdere il numero! Su una scala da 1 a non lo so, il voto al prodotto è 7 per il Packaging e l’advertising, 6 per la sua composizione e 5 per il sapore e l’estetica della merendina. Certamente se non volete rimanere a digiuno per la vostra pausa merenda fateve m’bel panino con prosciutto e crepi l’ingordigia.